Oh yeah, I’ll tell you something
I think you’ll understand
When I’ll say that something
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
Oh please, say to me
You’ll let me be your man
And please, say to me
You’ll let me hold your hand
I’ll let me hold your hand
I wanna hold your hand
And when I touch you I feel happy
Inside
It’s such a feeling that my love
I can’t hide
I can’t hide
I can’t hide
Yeah, you’ve got that something
I think you’ll understand
When I’ll say that something
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
And when I touch you I feel happy
Inside
It’s such a feeling that my love
I can’t hide
I can’t hide
I can’t hide
Yeah, you’ve got that something
I think you’ll understand
When I’ll feel that something
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
I wanna hold your hand
“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”
“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”
“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati.” (dalla lezione del 26 gennaio 1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa)
Il mio blog aderisce allo sciopero dei blogger contro il bavaglio alle intercettazioni e all’informazione, promosso dalla legge criminale del ministro Alfano, e contro la norma del “diritto di rettifica entro 48 ore” per tutti i siti, norma ribattezzata dalla Rete “ammazza Internet”.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.” (Giovanni Falcone)
“In un altro Paese gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario.” (Alexander Stille)
Il 9 maggio di 31 anni fa Peppino Impastato lasciava la sua Sicilia. Era sui binari quando andò via, ma il suo mezzo di trasporto non fu un treno, ma una carica di tritolo. Dire che è morto sarebbe una sconfitta per lui, per quello in cui credeva. Non può essere morto, troppa gente lo ricorda ancora oggi per l’esempio che è stato, per come ha saputo combattere il “maficipio” di “Mafiopoli”: senza armi, senza violenza, ma facendosi sentire, andando in piazza, creando una radio. Aveva anche provato ad entrare in Comune, ma non ci riuscì, venne ucciso prima, perché aveva veramente superato ogni limite con la sua campagna elettorale. L’allora capomafia di Cinisi, Gaetano “Tano Seduto” Badalamenti, lo aveva già individuato e avvertito per il suo comportamento. Peppino era un pesce piccolo, minimo rispetto a quelli di cui si occupava Tano con l’amico Giulio Andreotti: uno su tutti Aldo Moro, trovato morto proprio il 9 maggio 1978. Ma Peppino nel suo piccolo paese probabilmente non pensava così in alto, probabilmente voleva solo muovere le coscienze, rendersi utile per sbattere fuori dalla politica tutti i mafiosi.
“Fresco era il mattino
e odoroso di crisantemi.
Ricordo soltanto il suo viso
violaceo e fisso nel vuoto,
il singhiozzo della campana
e una voce amica:
“è andato in paradiso
a giocare con gli angeli,
tornerà presto
e giocherà a lungo con te””.
Il 15 novembre 1928, esattamente ottant’anni fa, il Gran Consiglio del Fascismo diventava un’istituzione riconosciuta costituzionalmente dal Regno d’Italia. Veniva presieduto, ovviamente, da Benito Mussolini e ne facevano parte gli alti dirigenti del Partito Nazionale Fascista, più i “vari ed eventuali” scelti dal Duce. Il Consiglio viene a far parte dell’ordinamento costituzionale italiano, come “organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto dalla rivoluzione dell’ottobre 1922″ secondo la legge n° 2693: in pratica Benito aveva riunito collaboratori e discepoli per decidere ciò che doveva essere dell’Italia. Durante le sedute, naturalmente segrete, si decidevano i deputati, i nomi delle persone idonee ad assumere funzioni di governo, i dirigenti del Partito Nazionale Fascista; si emanavano norme giuridiche e si discuteva sulla successione al trono d’Italia. Di tutto e di più in mano ad un gruppo di poche persone o per meglio dire nelle mani di un unico dittatore. E guai a chi si opponeva, si sa che fine facevano gli oppositori!
Oggi il Fascismo non esiste più, non ci sono dittatori e viviamo in democrazia. Le operazioni del Governo sono limpide e trasparenti, l’opposizione è libera di agire e si oppone alle manovre governative non ritenute idonee.
In fondo non sono i neo-fascisti che uccidono un ragazzo a Verona perché aveva i capelli lunghi; non abbiamo un capo del Governo che pensa prima alle leggi per sè e poi alle leggi per i cittadini; non abbiamo un Parlamento che sembra un Tribunale; il Governo non ha nessun secondo fine in quello che fa, sono chiarissimi gli obbiettivi del Lodo Alfano, della “blocca-processi”, del decreto “anti intercettazioni” e del decreto sicurezza; non abbiamo soldati che pattugliano le città e che vengono scagliati contro i manifestanti. Ma la cosa più importante è che noi tutto questo lo sappiamo, siamo informati! Chi non sa oggi di cosa tratta il processo Mills e chi è il principale indagato? Sappiamo che Rete4 è abusiva e trasmette abusivamente ormai da diversi anni. Sappiamo come è nata Forza Italia. Sappiamo chi era Vittorio Mangano e chi è Marcello Dell’Utri. Sappiamo come è stata comprata la Mondadori da Silvio Berlusconi. E sappiamo come Silvio ha comprato la sua villa di Arcore. Sappiamo l’immagine che trasmettono all’estero i leghisti di noi italiani. Sappiamo che Barack Obama è “giovane, bello e anche abbronzato”. Sappiamo che “noi non strappiamo i programmi altrui, ma li leggiamo”. Sappiamo che Dell’Utri e Berlusconi sono stati iscritti nel registro degli indagati per gli attentati a Borsellino e Falcone. Sappiamo chi riesce a cavarsela grazie alla prescrizione. E (non) sappiamo cosa c’era scritto sull’agenda rossa di Paolo Borsellino.
“Una volta un re fece una festa, c’erano le principesse più belle del regno. Un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma cosa poteva fare un povero soldato, paragonato alla figlia del re?! Ma un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!”
Subito il soldato andò là e aspettò un giorno, due giorni, dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma lui non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve, era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto magro, bianco, gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire… mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, prese la sedia e se ne andò via.
Ora ho capito perché il soldato andò via proprio alla fine. Sì, bastava un’altra notte e la principessa sarebbe stata sua. Ma lei poteva anche non mantenere la sua promessa. Sarebbe stato terribile. Sarebbe morto. Così invece, almeno per novantanove notti, era vissuto nell’illusione che lei fosse li ad aspettarlo.”
Tratto da “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore